Davide e la sua lotta al cyberbullismo

Davide e la sua lotta al cyberbullismo

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Davide Dal Maso, il più giovane professore d’Italia (essendo classe 1995), intervistato da Cinzia Ficco per Democratica.com

Figlio di due operai delle concerie vicentine, a 19 anni Davide vince una selezione europea sul social media marketing e lavora a Cardiff, nel Regno Unito, in un’organizzazione governativa. A 20 torna in Italia, apre la partita IVA e, spinto da una forte motivazione personale- che nasce dall’essere stato bullizzato alle superiori proprio attraverso la rete – fonda la no profit Social Warning-Movimento Etico Digitale, gruppo spontaneo di formatori volontari, nato dalla volontà di sensibilizzare ragazzi e genitori sulle potenzialità e sui rischi del web. Nell’ultimo anno il Movimento ha supportato oltre 10mila tra studenti (12-16enni) e genitori.

A 23 anni, ha già tenuto lezioni alle Università di Padova, Verona, Milano e Firenze come formatore ed esperto di digital marketing. Nel novembre scorso, presso la Luiss Business School di Roma, gli è stato conferito il “Premio Italia Giovane” (presidente del Comitato d’Onore l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini) per “la sua storia, esperienza personale e professionale nel settore Social Warning – Contrasto al cyberbullismo”. Dal settembre del 2017 il Prof più giovane d’Italia spiega ai ragazzi come utilizzare al meglio i social network per attrarre clientela nelle attività commerciali in cui lavoreranno.

In accordo con la dirigenza della scuola ha ottenuto che dal prossimo anno scolastico la sua materia di insegnamento diventi “educazione civica digitale”, anticipando il cuore di varie proposte di legge ferme in Parlamento e pensate per introdurre questa materia nelle scuole medie e superiori. “Tratteremo – spiega Davide – regole e comportamenti per essere cittadini consapevoli e partecipi sia nel web che nella quotidianità – Inoltre tratteremo le potenzialità e le peculiarità del web per rendere i ragazzi veri cittadini attivi nella vita reale”.

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Davide, in una fase avrai odiato la rete. Oggi è proprio dalla rete che ti arrivano le più grandi soddisfazioni. Come hai fatto a venire fuori e a pensare di aiutare ragazzi che hanno avuto le tue esperienze negative?

Il cyberbullismo era molto diffuso tra ragazzi della mia scuola e nel gruppo che frequentavo. Io stesso sono stato preso di mira. Ma non per questo ho iniziato ad odiare la rete, anzi. Ho sempre avuto ben chiaro che il web è una prateria sconfinata da cui attingere musica e informazioni. Ne sono venuto fuori grazie alla mia passione per il web. Ho iniziato a studiare chitarra grazie a Youtube e a costruire la mia cassetta degli attrezzi, che utilizzo ancora oggi da Social Media Coach con corsi davvero strutturati di psicologia del marketing, costruzione di siti web, gestione di gruppi e forum. L’idea di darmi da fare per veicolare un’idea positiva del web mi è venuta partecipando all’ennesimo seminario nella mia scuola in cui i cosiddetti esperti ci parlavano solo dei rischi del web con metodi terroristici, vecchio stile. Parlavano di sexting, adescamento attraverso i social, dipendenza dal gaming e dei casi estremi di hikikimori. Per arrivare al cuore dei ragazzi, invece, bisogna conoscere la loro lingua e sapere bene cosa sono e come funzionano le piattaforme su cui passano tante ore al giorno.

Il tuo Movimento è unico in Italia?

In Italia esistono tante realtà che si occupano di educazione al digitale, ma il “Social Warning-Movimento etico digitale” è l’unico con un approccio positivo e cauto nei confronti della rete e dei ragazzi che la utilizzano. Io ho iniziato qualche anno dopo le superiori a fare interventi gratuiti. Chi mi ascoltava, ragazzi e genitori, restava favorevolmente colpito dal mio metodo, mai critico, che ha attirato la curiosità di molti formatori. È nato così, in modo spontaneo e dal basso, il “Social Warning-Movimento etico digitale”, che ora conta 100 formatori in Italia, persone che nei rispettivi ambiti professionali utilizzano il web e lo conoscono bene.

Chiunque si può iscrivere e diventare volontario?

La selezione dei formatori è rigorosa: chi si candida deve svolgere prima un video-colloquio basato su cinque domande con il software CVING (https://www.cving.com/). Se le risposte sono congruenti, si passa al colloquio diretto con i coordinatori dei formatori (un pedagogista esperto di media education e un esperto digital). Si va avanti con la verifica delle competenze digitali e personali. Poi chi ha un profilo in linea con il nostro progetto partecipa ad update continui sui temi che portiamo avanti nelle scuole medie e superiori.

Qual è il messaggio che dai sempre ai ragazzi?

E’ importante avere un approccio attivo nei confronti della rete. Non si deve subire la Rete, ma imparare ad utilizzarla per realizzare qualcosa di utile per sé. Mostriamo le potenzialità della rete che si possono cogliere attraverso un uso corretto. Consigliamo anche materiali per approfondire i vari argomenti. Ricordo che nel Movimento c’è chi si è formato sul campo come me, ma operano anche tanti altri professionisti, come avvocati del digitale, pedagogisti con master in media education, laureati in comunicazione o in management. Non facciamo orientamento né consigliamo ai ragazzi cosa fare del loro futuro. Saranno loro, grazie anche alla rete, ad approfondire il percorso che desiderano. Credo tanto nei ragazzi: l’esposizione continua al web ci ha reso più creativi, capaci di fare team con persone culturalmente diverse e ci ha regalato una visione più globale. Se riusciremo a coniugare tecnologia e cultura sono certo che sapremo costruirci un grande futuro.

Il messaggio ai genitori?

Cerchiamo di non allarmarli, ma di fornire loro conoscenze puntuali e strategie per migliorare il rapporto sia con tecnologia che con i figli. I formatori sono quasi sempre genitori. L’ultima indagine, che abbiamo condotto con il “Social Warning” nell’ambito degli interventi fatti nel 2018 nelle scuole di tutta Italia con oltre 10mila ragazzi tra i 12 e i 16enni incontrati, ci racconta di un numero troppo basso di genitori disposti ad affiancare i figli durante la navigazione (solo l’8% dei ragazzi approccia la rete seguito da mamma o papà). E questo succede o perché non conoscono i social utilizzati dai loro figli o per comodità. Che i ragazzi vogliano essere liberi di navigare in solitaria è normale, un po’ meno il fatto che sia consentito farlo al 92 percento di loro. Lascereste da soli per strada in una città sconosciuta ragazzini dai 12 ai 16 anni? Per questo noi del Social Warning speriamo che l’educazione civica digitale diventi quanto prima parte del programma scolastico ministeriale delle scuole medie e superiori. Non so quanto ci vorrà. In questo progetto vorremmo coinvolgere anche gli insegnanti.

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